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Prima di giocare

Prima di mettersi seduti

Quanti soldi hai, quanto tempo hai, quale partita, fino a quando. Quattro domande prima di aprire il sito: chi non se le fa non gioca male, gioca a caso.

La partita si vince prima di sedersi

Lo so cosa stai pensando: eccolo, adesso arrivano i consigli. Salta.

Fai una cosa: leggi solo questa lezione, che ti prende tre minuti e poi decidi. Perché qui dentro non c'è nessuna morale — ci sono le tre o quattro cose che separano uno che gioca con la testa da uno che a fine mese non sa nemmeno dire quanto ha perso.

Uno: sapere quanti soldi hai

Non "quanti soldi ho sul conto". Quanti soldi hai deciso che sono per questa cosa qui. Un numero preciso, deciso a mente fredda, che non è l'affitto e non è la spesa.

E qui ti tolgo subito l'alibi più usato di tutti: "eh, ma io non ho un capitale da mettere lì".

Non serve. Ho pubblicato un video in cui sono partito da 20 euro e in 50 giorni sono arrivato a 150: più 750%. Venti euro. Quello che spendi per una pizza.

Non te lo dico per fare il fenomeno — 130 euro non cambiano la vita a nessuno e infatti non è quello il punto. Il punto è che la cassa piccola non è un problema, è la partenza normale. Chi ti dice che ti servono mille euro per cominciare ti sta preparando a metterceli.

La regola invece è sempre la stessa e non cambia con lo zero in più: ogni giocata è una fetta della cassa, non una cifra a caso. Quando la cassa è piccola le giocate sono piccole. Quando cresce, crescono con lei — stessa fetta, numeri più grossi. È così che 20 diventano 150, non con la botta grossa.

E vale al contrario, che è la parte che salva: se la cassa scende, scendono anche le giocate. Chi invece tiene la puntata fissa mentre la cassa si assottiglia sta accelerando verso il fondo e non se ne accorge.

Due: sapere quanto tempo hai

Questa non te la dice nessuno ed è quella che frega più gente.

Se entri su una partita a 1,80 con l'idea di gestirla e poi devi uscire di casa tra venti minuti, quella giocata è già sbagliata. Non perché la partita sia sbagliata: perché non ci sarai. E le partite non ti aspettano.

Prima di aprire il sito, la domanda vera è: quanto tempo ho oggi? Se la risposta è "poco", allora oggi si guarda e basta. Sembra una banalità e invece è la differenza tra seguire una partita e mettere dei soldi su una cosa che poi controlli col telefono al semaforo.

Tre: ragionare, non guardare

Qui bisogna sfatare una cosa, perché è il malinteso più grosso di tutti.

Non devi guardare le partite. Quando ho fatto l'esperimento dei due mesi ci sono stati giorni da dieci giocate in cui non ho visto nemmeno una partita. Non si può stare a fissare venti campi insieme: non si può fare e chi dice il contrario mente.

Io mi fido dei miei pronostici. Il lavoro l'ho fatto prima, quando ho messo insieme i dati e ho dato il colore. Quella è la fotografia della partita: come stanno le cose al fischio d'inizio.

Quello che devi fare tu durante è una cosa sola e non è guardare: controllare se la fotografia regge.

La partita è cominciata con una certa idea — questa fa gol, questa si chiude, questa la vince chi ha più fame. Adesso guardi i numeri che arrivano dal campo: chi tira, chi tiene la palla, chi è rimasto in dieci, chi ha già segnato al 6'. E ti fai una domanda sola:

quello che sta succedendo assomiglia a quello che avevo previsto, sì o no?

Se sì, non c'è niente da fare: la giocata è a posto, sta andando come deve.
Se no, il quadro è cambiato — e allora si ragiona, si esce, si aspetta, o si entra da un'altra parte.

Ecco perché ci sono la SqualoTV e le notifiche: non per farti guardare dieci partite insieme, che è impossibile, ma per farti arrivare il pezzo di informazione che ti serve quando serve. Ci sono due sezioni intere su quello, più avanti.

Guardare la partita è intrattenimento. Confrontare la foto col live è il mestiere.

Quattro: stare lucido. Sempre.

Tu qui ci sei per vincere. Non per passare la serata, non per avere qualcosa da guardare: per portare a casa dei soldi. E allora comportati come uno che lavora.

Al lavoro non ci vai ubriaco. Non ci vai strafatto. Non ci vai con la testa da un'altra parte, perché sai che sbagli e che ti costa. Qui è identico, con una differenza: qui l'errore te lo paghi di tasca tua, subito.

Quindi lucido. Sempre.

Lucido vuol dire non giocare mentre stai facendo altre tre cose. Non giocare a mezzanotte perché non riesci a dormire. Non giocare quando sei nero per qualcosa che non c'entra niente col calcio. Non giocare dopo il terzo bicchiere proprio nella sera in cui ti senti ispirato.

Perché la fregatura è tutta lì: quando non sei lucido non ti senti confuso, ti senti sicuro. Le quote ti sembrano tutte buone, le partite ti sembrano tutte chiare e ti pare persino di vedere meglio del solito. Non stai vedendo meglio: hai perso il freno.

E vale anche quando le cose vanno bene. La sera in cui hai vinto tre volte di fila ti senti un genio — e i geni fanno le cazzate. Quella lì è pericolosa quanto la rabbia, solo che sorride.

La regola è una riga: se non sei nelle condizioni di ragionare, oggi non è giornata. Le partite ci sono anche domani, ce ne sono cinquanta. La cassa invece è una sola.

Cinque: non giocare tutto

Questo è il più importante e lo ripeto anche in fondo alla sezione perché è quello che conta davvero.

Non devi giocare tutti i pronostici che vedi. Io ne pubblico 340.000 l'anno: non è un elenco della spesa da riempire, è un magazzino da cui prendi quello che ti serve.

Se hai 100 euro di cassa e giochi trenta partite al giorno, in pochi giorni hai fatto passare sul tavolo più di tutta la cassa: e a ogni giro il banco si prende la sua fetta. Non serve nemmeno che tu sbagli le partite — ti mangia il volume.

Meglio tre giocate al giorno fatte su roba che hai capito, che trenta prese a caso dall'elenco perché c'erano. Il numero grosso è il mio mestiere. Il tuo deve restare piccolo.

Cinque minuti, non cinque ore

Tutta questa roba qui non è un rituale. È quello che ti chiedi prima di aprire il sito: quanti soldi, quanto tempo, cosa controllo mentre gira, fino a quando e quante ne gioco davvero.

Chi non se le fa non è che gioca male: gioca a caso e poi dà la colpa alla sfortuna. La sfortuna esiste — un palo al 94' è sfortuna. Entrare su una partita che non conosci mentre stai uscendo di casa con quaranta euro perché ieri hai perso, quella non è sfortuna.

Nelle prossime quattro lezioni ti dico le quattro cose che ho visto rovinare più conti di tutte: le multiple, l'improvvisazione, la rabbia e quella che tengo per ultima perché è la più importante.

Usa il cervello.

La lezione

Quanti soldi, quanto tempo, quale partita, fino a quando: deciso prima, non durante.

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