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Prima di giocare

Non improvvisare

Improvvisare è uscire dal seminato: la Serie D armena, i cartellini, gli angoli. Io copro 130 campionati e certi mercati non li gioco — resta lì dentro, gioca quello che ti consiglio.

Improvvisare vuol dire uscire dal seminato

C'è un momento, in ogni serata, in cui uno si mette nei guai da solo. Non perché sbaglia una partita: perché va a giocare dove non doveva nemmeno guardare.

Improvvisare è questo. È lasciare il campo che conosci e andare a cercare fortuna in posti dove non hai nessuno strumento. E siccome è la cosa che rovina più conti di tutte, mettiamola giù chiara.

Io copro 130 campionati. Resta lì dentro.

Io studio 130 campionati. Sono tanti, sono più che sufficienti e sono quelli su cui ho i dati, la storia, i numeri per dire qualcosa di sensato. Tutti i giorni lì dentro ci sono partite da giocare.

E allora spiegami una cosa: perché uno si mette a cercare la Serie D armena?

Lo so perché: perché la quota è alta e "chissà, magari". Ma su quella roba lì non sa niente nessuno — non tu, non io e a malapena il bookmaker, che infatti su quei campionati si tiene un margine da rapina proprio perché non c'è nessuno che controlla. Vai a giocare la partita dove hai meno informazioni di chiunque altro al mondo e pensi di fare l'affare.

La regola è una riga: se non è tra i campionati che copro, non è roba tua. Non perché io sia il padrone del calcio, ma perché lì dentro sai qualcosa e fuori no. E i soldi si mettono dove sai, non dove speri.

E lo stesso vale per i mercati

Non è solo questione di campionati. È anche questione di cosa giochi.

Io non gioco i cartellini. Non gioco gli angoli. Non gioco gol e nogol. Non perché non esistano o non li capisca: perché sono mercati dove il banco ti taglia di più e la lettura è più fumosa e ci sono cose migliori da fare.

Se io non li tocco e tu mi segui, perché ti metti a giocarli? È come andare da un meccanico bravissimo di motori e poi farti aggiustare la caldaia da lui perché "tanto è lì". Ogni volta che apri un mercato di cui io non parlo, sei fuori da solo: nessun dato dietro, nessun ragionamento, solo la voglia di piazzare qualcosa.

Non ti sto dicendo che quei mercati sono truffe. Ti sto dicendo che non sono il terreno su cui lavoriamo e giocarli è esattamente improvvisare.

Il suono dell'improvvisata

Impara a riconoscerlo, perché fa sempre lo stesso rumore in testa: "vabbè, dai, questa ci sta".

Se ti sei sentito dire quella frase, fermati. Non stavi analizzando: stavi cercando una scusa per fare una cosa che avevi già voglia di fare. E arriva quasi sempre nello stesso momento — dopo che è andata male. Salta una giocata, ti girano e il quarto d'ora dopo apri un campionato che non sai nemmeno dove sia. Non stai cercando una giocata buona: stai cercando di rifarti. Sono due mestieri diversi e il secondo lo perdi sempre.

Concentrazione: gioca quello che ti consiglio

Il rimedio non è complicato. È restare dentro il recinto.

I campionati che copro io, i mercati di cui parlo io, le partite che ti consiglio io. Non perché tu debba obbedire, ma perché è lì che hai un vantaggio — quelle sette ore di studio al giorno le ho già fatte per te. Fuori da lì torni a essere uno qualsiasi che punta su una quota alta sperando bene.

Non ti mancano le partite: te ne do a valanga, tutti i giorni, su 130 campionati. Il problema non è mai "non c'è niente da giocare". Il problema è la tentazione di giocare anche quello che non ti serve. Resta concentrato su quello che facciamo e hai già tolto di mezzo il modo più stupido di perdere.

Cosa ti porti a casa

Uno. Improvvisare è uscire dal seminato: la Serie D armena non è coraggio, è giocare dove non sai niente.

Due. Resta nei 130 campionati che copro. Fuori, il banco ti taglia di più e tu sai di meno.

Tre. Niente cartellini, angoli, gol e nogol: se io non li gioco, giocarli è improvvisare da solo.

Quattro. Non ti mancano le partite. Ti manca solo la disciplina di giocare solo quelle. Resta concentrato.

Usa il cervello.

La lezione

Se non è tra i campionati che copro e i mercati di cui parlo, sei fuori da solo: nessun dato, solo la voglia di piazzare qualcosa.

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