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Come perdere

Fa cashout appena vede il verde

Chiudere appena si accende il verde ti taglia le vincite grosse e ti lascia intere le perdite. La mia regola: cashout dal 75% in su, sotto quella soglia stai svendendo. Se l'evento è ancora possibile, si rischia.

Chi perde fa cashout appena vede il verde. Sempre, per abitudine, senza guardare niente.

E lo fa convinto di essere furbo: "intanto porto a casa". Poi a fine mese è sotto e non capisce come sia possibile, visto che di giocate chiuse in verde ne ha fatte a decine.

Il motivo è che il cashout non l'ha mai capito. Quasi nessuno l'ha capito.

Cos'è davvero il cashout

Il cashout non è un pulsante che "salva" la giocata. È una giocata nuova, fatta al prezzo di adesso, che chiude quella di prima.

Sull'exchange lo vedi in chiaro: tu avevi preso una cosa a 6,00, adesso quella cosa vale 3,00 e chiudere vuol dire fare l'operazione contraria a 3,00. Il numero che ti esce non è una cortesia di nessuno: è il prezzo vero del mercato in quel momento.

Dal bookmaker classico funziona uguale, con una differenza importante: dentro il numero che ti offrono c'è anche la loro cresta. Ti pagano un po' meno di quanto varrebbe chiudere davvero. Chi fa cashout tutte le volte da un bookmaker sta pagando due volte: una quando entra, una quando esce.

Quindi la prima cosa da mettersi in testa è questa: il cashout non ti protegge, ti cambia la scommessa. Prima avevi una cosa che valeva tanto e succedeva poco. Dopo hai pochi euro sicuri. Sono due cose diverse e vanno confrontate coi numeri, non con la pancia.

Perché chi chiude sempre finisce sotto

Adesso il conto, che è la parte che nessuno fa.

Metti dieci giocate da 10 euro a quota 2,50. Quando vincono ti danno 15 euro di guadagno, quando perdono ti lasciano lì i 10.

Se le porti tutte a fine partita, con cinque vinte e cinque perse: 5 × 15 = 75 di guadagno, meno 5 × 10 = 50 di perdite. Chiudi a +25.

Se chiudi ogni volta che vai in verde, diciamo a +4 euro, succede questo:

  • Le cinque che sarebbero finite bene le hai chiuse tutte a +4: fanno +20 invece di +75.
  • Delle cinque che sarebbero finite male, tre erano passate dal verde a un certo punto e le hai chiuse a +4: +12. Bene, quelle le hai salvate.
  • Le altre due non sono mai andate in verde, quindi le hai perse intere: -20.

Totale: +12 contro i +25 di prima. Hai chiuso otto giocate su dieci in verde, ti sei sentito bravissimo tutto il mese e hai portato a casa la metà.

Il motivo è sempre lo stesso: chiudere presto ti taglia tutte le vincite grosse e ti lascia intere le perdite peggiori. Le giocate che finiscono male spesso non passano nemmeno dal verde: quelle non le salvi. Quelle che salvi sono soprattutto le tue vincenti, tagliate a fettine.

La bugia che ti racconti

"Intanto porto a casa" suona da persona prudente. In realtà dice un'altra cosa: non reggo la tensione di aspettare il 90°.

È lo stesso identico difetto di chi entra di fretta senza aspettare il prezzo giusto, solo girato dall'altra parte. La mano si muove per calmare il nervoso, non perché un numero lo dice.

E c'è un effetto secondario che ti frega ancora di più: chiudendo sempre presto non saprai mai se le tue letture erano buone. Nel Quaderno ti restano venti righe da "+4" e non sai quante di quelle sarebbero finite +15. Ti sei tolto la possibilità di misurarti.

Quando il cashout è la mossa giusta

Attenzione, il contrario è un errore uguale e opposto. C'è gente che non chiude mai per principio e anche quello è non aver capito.

Il cashout è la mossa giusta quando la partita è cambiata davvero e la cosa che avevi giocato adesso vale meno di quanto il mercato ti dà per uscire.

Esempi concreti:

  • Avevi giocato l'Over e al 30° sono 0-0 con due squadre che non tirano mai: la tua probabilità è crollata, il prezzo per uscire è ancora buono, esci.
  • Avevi giocato la vittoria di una squadra e le espellono il centravanti: la partita che avevi in testa non c'è più.
  • Sei entrato sul pareggio e segnano al 20°: quello che avevi previsto è saltato, non c'è niente da difendere.

In tutti e tre i casi non stai scappando: stai facendo un conto nuovo su una partita nuova. È la stessa cosa che fai quando decidi se entrare, solo dalla parte dell'uscita.

La mia regola: dal 75% in su

Per non stare lì a decidere ogni volta col nervoso addosso, io una soglia ce l'ho e te la do.

Il cashout lo prendo quando mi danno almeno il 75% di quello che prenderei alla fine. Sotto quel numero non lo prendo.

Fai il conto in due secondi. Se la giocata a fine partita ti paga 40 euro di guadagno e il cashout te ne offre 30 o più, sei dentro la soglia: rinunci a poco per toglierti il rischio che resta. Se la partita ti sta dando segnali brutti, ha senso prenderli. Se invece te ne offre 12, stai svendendo: quel numero basso ti sta dicendo che secondo il mercato la tua giocata è ancora tutta da giocare.

Non è una formula magica, è un paletto. Serve a togliere la mano dal pulsante quando a muoverla è il nervoso invece del conto.

E sugli eventi ancora possibili si rischia

Questa è l'altra faccia della stessa regola. È quella che fa la differenza sul serio.

Quando il cashout ti offre briciole rispetto al pieno, quasi sempre vuol dire una cosa sola: la tua giocata è ancora viva. E se in più la partita ti sta andando incontro, quello non è il momento di scappare.

Ti faccio l'esempio vero, quello che ti fa capire tutto.

Giochi un Over 3.5 a quota 40. Metti 10 euro: se arriva, sono 400 euro. Al 30° la favorita va sotto. Adesso deve rimontare per forza: si scopre, si allunga, la partita si apre. Quel 3.5 che quando hai giocato era lontanissimo, adesso è molto più possibile di prima.

E infatti il cashout si accende: ti offre 40 euro, cioè 30 di guadagno.

Lo so che trenta euro su dieci giocati sono tanti: è il triplo di quello che hai messo. Ma guardali per quello che sono: il 10% di quanto vale il tuo biglietto. Ottanta per cento sotto la mia soglia. E la partita ti sta dicendo che un altro gol può arrivare: c'è una squadra costretta ad attaccare, spazi che si aprono, il tempo che basta.

Lì devi essere bravo a prendere la decisione. La decisione è tua. Ma se la partita lo consente, rischia. Perché è esattamente per quelle volte lì che si giocano le quote alte: se ogni volta che si accende il verde chiudi a +30, la quota 40 non la prenderai mai. Compri il biglietto grosso e poi lo strappi a metà.

Una cosa sola, perché non ci siano equivoci: rischiare non vuol dire sperare. Rischi quando l'evento è ancora possibile guardando quello che succede in campo — chi attacca, come sta messa la partita, quanti minuti restano. Se invece è finita la benzina, sono in dieci, non tirano più, allora non stai rischiando: stai tenendo aperto un biglietto morto perché non vuoi ammettere che è morto. Quello è l'errore opposto ed è brutto uguale.

Il conto, in tre righe

Ogni volta che ti viene voglia di premere quel pulsante, fatti queste domande:

  • Quanto mi danno adesso? Il numero che vedi.
  • Quanto prenderei alla fine? Il guadagno pieno se la giocata regge.
  • Quante volte su cento regge, secondo me, guardando la partita di adesso?

Se la tua risposta alla terza domanda è alta, i pochi euro sicuri sono un cattivo affare: resti. Se è bassa, quei pochi euro sono più di quanto vale la tua posizione: chiudi.

Quello che non deve mai succedere è premere senza aver risposto. Il cashout preso per abitudine, o per il sollievo di non guardare più, non è una decisione: è una tassa che ti metti da solo su ogni giocata buona che fai.

Come lo usa chi perde e come lo usa chi non perde

Chi perde lo usa come un calmante. Apre la giocata, guarda il numero ballare, chiude appena il numero diventa verde. Ripete per un anno e non capisce perché la cassa cala piano piano.

Chi non perde lo usa come uno strumento, poche volte, quando la partita gli dice che la sua giocata non vale più. Le altre volte lascia correre fino al 90°, perché lì dentro c'è tutto il guadagno per cui aveva lavorato.

Il pulsante è lo stesso. Cambia solo se prima di premerlo hai fatto un conto oppure no.

La lezione

Il cashout non protegge: è una giocata nuova fatta al prezzo di adesso. La mia regola è una soglia: lo prendo quando mi danno almeno il 75% di quello che prenderei alla fine. Sotto quella soglia sto svendendo. Se la partita mi sta andando incontro — la favorita sotto che deve rimontare, spazi aperti, minuti che bastano — lascio correre. Trenta euro sul tavolo sono tanti, ma se il tuo biglietto ne vale 400 stai regalando il 90%. Rischiare non vuol dire sperare: vuol dire che l'evento è ancora possibile guardando il campo.

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