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Come vincere

Sono due settimane che perdo. Mollo?

Risposta secca: sei un coglione. Non perché perdi, perché stai puntando soldi veri mentre perdi. Se perdi non sei pronto, se non sei pronto i soldi non li metti.

Risposta corta: sei un coglione. Non perché perdi. Perché stai ancora puntando soldi veri mentre perdi.

Due settimane in rosso non sono una domanda difficile. Sono una risposta già arrivata: stai giocando male. Se giochi male non punti. Punto. Non ho nemmeno bisogno che mi racconti le partite.

Quello che ti dicono gli altri

Il discorso lo conosci: "parti con 200 euro, all'inizio serve per farti le ossa". Ti fanno capire, con le buone, che quei 200 li devi perdere. È il prezzo del corso, la scuola guida, la gavetta.

Guarda una cosa sola: chi te lo dice quanto ci perde se tu perdi? Niente. Il suo incasso è l'abbonamento, arriva uguale se il tuo conto sale o scende. Il rischio ce l'hai messo tutto tu, la certezza se l'è tenuta lui.

Non sto dicendo che sono tutti in malafede. Sto dicendo che quella frase lì fa comodo a chi la dice e costa a chi la ascolta.

Io ti dico il contrario

Non c'è nessun motivo al mondo per cui tu debba pagare 200 euro per imparare a leggere una partita. Zero. I soldi non servono per imparare: servono dopo, quando hai già imparato.

Se stai perdendo non ti è andata storta. Ti manca un pezzo di mestiere. Quel pezzo si prende sulla carta, che è gratis, non sul conto, che è il posto più caro del mondo dove sbagliare.

Il Quaderno è nato per questo

Il Quaderno non l'ho messo lì per fare l'ordinato. L'ho messo lì perché ti permette di giocare senza puntare.

Scrivi la partita, il mercato, la quota che c'era, quanto secondo te valeva. Poi segni com'è andata. Non tiri fuori un euro. E alla fine della settimana hai in mano la cosa che ti serve davvero: saresti stato in positivo o in negativo?

Se sulla carta sei sotto, hai appena scoperto di non essere pronto senza pagare niente per scoprirlo. Se avessi puntato, la stessa identica informazione te la portavi a casa con due settimane di stipendio in meno. È lo stesso lavoro, uno costa zero e l'altro costa.

Ne parlo per esteso anche qui: Il primo mese non giochi soldi veri.

"Sì ma è sfortuna"

No. La fortuna non esiste. Esistono le probabilità che un evento avvenga.

Se una cosa avviene 3 volte su 10 e stasera non è avvenuta, non ti è andata male: è successo il 7 su 10. Era la parte più grossa, era quella più probabile. Non c'è niente da spiegare, è già spiegato dal numero che avevi davanti.

E se davvero fosse fortuna, ragiona un attimo: perderesti per sfortuna e vinceresti per fortuna. Allora dimmi tu cosa studiamo a fare. Non ci sarebbe niente da imparare, niente da leggere, niente da scrivere sul Quaderno. Basterebbe puntare e sperare. Se accetti la parola sfortuna, hai appena buttato via tutto il lavoro.

Il lavoro è un altro: dire quanto è probabile che una cosa succeda, prima di guardare la quota. Da lì viene tutto. Se dici 50%, la quota giusta è 100 diviso 50, cioè 2.00. Se il banco te la paga 2.30 quella giocata vale, se te la paga 1.80 non vale. Non vale nemmeno se poi esce.

Quindi quando sei in rosso da due settimane ci sono due possibilità. Nessuna delle due si chiama sfortuna:

  • Hai sbagliato la percentuale. Dicevi 50% su roba che esce il 35% delle volte. Non è il mondo che ce l'ha con te, è la tua lettura che è tarata male.
  • La percentuale era giusta ma hai preso quote sotto il loro valore. Hai avuto ragione sulle partite e hai perso lo stesso, perché il prezzo non ti pagava abbastanza. Succede più di quanto credi.

Tutte e due si vedono nero su bianco andando a rileggere le tue righe. Nessuna delle due si risolve puntando stasera.

Chi dice "è sfortuna" quasi sempre lo dice per avere il permesso di rigiocare subito. È la scusa che costa più cara di tutte, perché mette fuori discussione l'unica cosa su cui potevi ancora lavorare.

Cosa vuol dire "giocare male"

Non è un insulto generico, sono cose precise. Se ti riconosci anche in una sola, hai trovato il rosso.

  • Punti senza sapere quanto vale la partita. Prima la percentuale, poi la quota: se il conto di sopra non lo fai, non stai scommettendo, stai indovinando.
  • Giochi tutti i giorni. Il tabellone è pieno sempre, le partite che capisci no.
  • Giochi partite che non hai capito. Campionati che non segui, mercati che non conosci, roba presa perché era l'unica cosa in corso.
  • Cambi la posta. Un giorno 5 euro, il giorno dopo 30 perché "questa è sicura". Lo stake è sempre l'1% della cassa, uguale per tutte.
  • Rincorri. Persa e subito un'altra più grossa per rimettere a posto. Quella è la strada corta per finire: Non si raddoppia mai.
  • Giochi a caldo. Dopo il gol preso al 94°, alle undici di sera, incazzato. Non è più lavoro, è rivincita.
  • Non scrivi le giocate. Chi non segna niente si ricorda le vinte e si dimentica le perse. Il conto vero non ce l'ha nessuno, tantomeno lui.

Cosa fai da stasera

  • Chiudi le puntate. Non per punizione: perché non hanno senso adesso. Un lavoro che non sai ancora fare non lo fai con i soldi sopra.
  • Continua a giocare, sulla carta. Le stesse partite, gli stessi orari, gli stessi mercati. Scrivi tutto. Non cambiare modo di leggere le partite mentre sei sotto, altrimenti non capisci più cosa non funzionava.
  • Guarda le tue righe. Su cosa perdi? Sempre lo stesso mercato, sempre le partite del sabato sera, sempre quelle giocate a partita iniziata? Il buco è quasi sempre in un posto solo. I conti si fanno così: Il Quaderno e i conti.
  • Torni a puntare quando la carta è in positivo. Non "quando ti senti pronto": quando le righe scritte dicono che saresti stato in guadagno. E riparti dall'1%, non da dove eri rimasto.

Mollare cosa, di preciso

Tu mi hai chiesto se mollare. Dipende da cosa intendi.

Se intendi le puntate: sì, quelle si mollano subito, oggi. Se intendi guardare le partite e provare a capirle: no, quello è esattamente il pezzo che stai per imparare. Ed è anche l'unico pezzo che non ti costa niente tenere.

Chi perde per mesi non è uno sfortunato, perché la sfortuna lunga mesi non esiste. È uno che ha continuato a puntare mentre i suoi stessi numeri gli dicevano di smettere. Tu quei numeri ce li hai davanti adesso, dopo due settimane invece che dopo due anni. È un vantaggio, non un dramma.

Se perdi non sei pronto. Se non sei pronto non ci metti i soldi. È tutta qui.

La lezione

La fortuna non esiste: esistono le probabilità che un evento avvenga. Se perdi è perché giochi male. Se giochi male non punti: torni a scrivere le giocate sul Quaderno senza soldi sopra, finché sulla carta non vai in positivo. Chi ti dice di partire con 200 euro per "farti le ossa" ti sta vendendo la tua perdita: incassa lo stesso, comunque vada a te. Non molli il lavoro, molli la puntata.

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