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Le basi

Cos'è una quota

La quota è per quanto si moltiplicano i tuoi soldi se vinci — e allo stesso tempo ti dice quanto è difficile che succeda. Spiegata con la moneta, il dado e le carte.

Il numero che nessuno ti ha mai spiegato

Apri il sito di un bookmaker e vedi 1,85. Poi vedi 3,40. Poi 12,00. Nessuno si ferma mai a spiegarti cosa vogliono dire quei numeri: si dà per scontato che tu lo sappia e la gente gioca per anni senza averlo capito davvero. Poi si lamenta che "il banco ruba". Il banco non ruba niente: ti dice tutto in faccia, con quel numero lì. Il problema è che non sai leggerlo.

Facciamo una cosa: per i prossimi cinque minuti dimentica il calcio. Prendiamo una moneta.

Partiamo dalla moneta

Lanci una moneta. Due facce, testa o croce. Quante volte esce testa? Una su due. Cinquanta per cento. Fin qui è banale, lo sa anche un bambino.

Adesso immagina che io ti proponga questa scommessa: tu punti 10 euro su testa. Se esce testa io te ne do 20, se esce croce mi tengo i tuoi 10. È un gioco onesto? Sì. Su cento lanci ne vinci circa cinquanta e ne perdi circa cinquanta: metti mille euro in totale, ne riprendi mille. Non guadagni e non perdi.

Quel "punti 10 e ne riprendi 20" ha un nome. È una quota 2,00. Perché i tuoi soldi si moltiplicano per due.

Ecco cos'è una quota: per quanto si moltiplica quello che punti, se vinci. Punti 10 a quota 2,00 e ne riprendi 20. Punti 10 a quota 1,50 e ne riprendi 15. Punti 10 a quota 7,00 e ne riprendi 70. Tutto qui. Non c'è niente di più complicato.

Attento a una cosa: riprendi, non vinci

Questo scoglio frega un sacco di gente, quindi fermiamoci un secondo. Quando punti 10 euro a quota 2,00 e vinci, il bookmaker ti accredita 20 euro. Ma di quei 20, dieci erano già tuoi: sono quelli che avevi messo. Il guadagno vero è 10 euro.

Sembra una pignoleria e invece cambia tutto quando si tratta di quote basse. Punti 100 euro a quota 1,10: te ne tornano 110, ma hai guadagnato 10. Hai messo cento euro a rischio per portarne a casa dieci. Se quella giocata la sbagli una volta su dieci, sei già in pari. Se la sbagli una volta su otto, ci stai rimettendo. E le quote da 1,10 sono esattamente quelle che ti fanno dire "questa è sicura".

Il dado: più è difficile, più la quota sale

Passiamo al dado. Sei facce. Scommetti che esce il 3: una faccia su sei, cioè 16,6%. È più difficile della moneta, quindi ti devono pagare di più.

Quanto? Sei volte. Punti 10 e ne riprendi 60, quota 6,00. Il conto è lo stesso di prima: su sessanta lanci indovini dieci volte e ogni volta che indovini incassi sei volte quello che hai messo. Metti 600 euro in totale, ne riprendi 600.

E adesso guarda che succede se allarghiamo la scommessa. Scommetti che esce un numero pari: tre facce su sei, siamo di nuovo al 50%, quota 2,00. Scommetti che esce un numero da 1 a 4: quattro facce su sei, 66,6% e la quota crolla a 1,50.

Hai visto il meccanismo? Più è facile che succeda, più bassa è la quota. Più è difficile, più è alta. La quota non è un premio e non è un regalo: è la misura di quanto è difficile la cosa su cui stai puntando.

Le carte, per fissarlo

Un mazzo da quaranta carte, dieci per seme. Scommetti che la prima carta è di cuori: dieci su quaranta, 25%, quota 4,00. Scommetti che è una figura: dodici carte su quaranta, 30%, quota 3,33. Scommetti che è l'asso di bastoni: una su quaranta, 2,5%, quota 40,00.

Quaranta volte i tuoi soldi. Sembra il colpo della vita e infatti la gente li gioca. Ma è la stessa identica cosa delle altre: succede una volta su quaranta. La quota alta non vuol dire "grosso guadagno", vuol dire "difficilissimo". È un avvertimento, non un'offerta.

La stessa cosa, su una partita

Adesso ci torniamo, al calcio. La differenza con la moneta è una sola ed è grossa: sul dado sai per certo che le facce sono sei. Su una partita nessuno sa qual è la probabilità vera. Non la sa il bookmaker, non la so io, non la sai tu.

Quello che fa il bookmaker è stimarla. Guarda le squadre, gli infortuni, i precedenti, quanti gol fanno di solito e tira fuori un numero. Poi lo trasforma in quota e te lo mette lì. Quando leggi 1,50 su una squadra, lui ti sta dicendo: secondo me questa vince due volte su tre. Quando leggi 4,00: secondo me questa ce la fa una volta su quattro.

E qui c'è la cosa che ti deve rimanere in testa. La quota non è la verità, è l'opinione di qualcuno. Un'opinione fatta bene, con dietro un sacco di soldi e di gente pagata per azzeccarla — ma pur sempre un'opinione. E le opinioni, ogni tanto, sono sbagliate.

Il mestiere è tutto lì: capire quando quel numero è tarato male. Non "indovinare la partita" — trovare la quota storta. Sono due cose diverse e quasi tutti fanno la prima.

Un'ultima cosa ed è quella che ti frega

Torniamo alla moneta, che ci serve per chiudere. Ti ho detto che a quota 2,00 il gioco è onesto: punti 10, ne riprendi 20, cinquanta e cinquanta.

Adesso ti dico come funziona nella realtà. La moneta è sempre la stessa, sempre 50 e 50, ma il banco a quota 2,00 non te la paga mai. Te la paga 1,90.

Su cento lanci ne vinci sempre cinquanta. Solo che adesso metti mille euro e ne riprendi novecentocinquanta. Cinquanta euro spariti. Non li hai persi perché sei sfortunato, non li hai persi perché hai sbagliato: il gioco era fatto perché tu li perdessi, ancora prima di lanciare.

Quei cinquanta euro sono lo stipendio del bookmaker. Sono in ogni singola quota che vedi, su ogni partita, tutti i giorni. E la maggior parte della gente non sa nemmeno che esistono.

Cosa ti porti a casa

Tre cose e sono le fondamenta di tutto il resto:

Uno. La quota è per quanto si moltiplicano i tuoi soldi se vinci. Punti 10 a 2,00, ne riprendi 20, ne guadagni 10.

Due. La quota ti dice quanto è difficile. Alta vuol dire difficile, bassa vuol dire facile. Non è un premio, è un termometro.

Tre. Dentro ogni quota c'è la fetta del banco. Sempre. Su ogni giocata che farai in vita tua.

Nella prossima lezione facciamo il passaggio che serve davvero: prendere una quota qualsiasi e trasformarla in una percentuale, in due secondi e a mente. Da lì in poi smetti di guardare i numeri e cominci a leggerli.

Usa il cervello.

La lezione

La quota non è un premio: è la misura della difficoltà, con dentro la fetta del banco.

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