Come guadagnano i bookmaker
Non guadagnano quando perdi: guadagnano sempre. Le tre percentuali di una partita fanno più di cento e quello che avanza è la loro fetta.
Il malinteso più grosso che c'è
Chiedi in giro come guadagnano i bookmaker e ti sentirai rispondere sempre la stessa cosa: "guadagnano quando tu perdi".
È sbagliato. E finché credi a questa cosa qui, non capirai mai cosa hai davanti.
Il bookmaker non fa il tifo contro di te. Non gli interessa chi vince la partita. Il suo mestiere è un altro ed è molto più furbo: lui vuole incassare la sua fetta comunque vada, senza rischiare niente. E ci riesce con un trucco che ormai hai gli strumenti per smontare.
Torniamo alla moneta
Ricordi la moneta della prima lezione? Cinquanta e cinquanta, quota equa 2,00 su ogni faccia. Ma il banco ti paga 1,90.
Adesso mettiamoci dalla sua parte e guardiamo i numeri veri.
Arrivano due clienti. Uno punta 100 euro su testa, l'altro punta 100 euro su croce. Il banco ha in cassa 200 euro.
La moneta cade. Esce testa, esce croce, chi se ne frega: uno dei due ha vinto e il banco gli paga 100 × 1,90 = 190 euro.
Aveva 200, ne ha dati 190. Gliene restano 10.
E qui viene il bello: quei 10 euro li ha presi senza sapere come sarebbe andata. Non ha fatto il tifo, non ha rischiato, non gli è servita fortuna. Sono suoi in ogni caso. Se avesse pagato 2,00, ne avrebbe dati 200 su 200 incassati e sarebbe rimasto a zero.
Ecco come guadagnano. Non contro di te: sopra di te. Come la casa da gioco che prende una fetta di ogni mano, o come il negozio che compra a otto e vende a dieci.
Adesso su una partita
Riprendiamo l'Real Madrid-Getafe della seconda lezione. Real Madrid 1,35, pari 4,20, Getafe 6,00. Traduciamo, che ormai lo sai fare:
Real Madrid: cento diviso 1,35 = 74,1%
Pareggio: cento diviso 4,20 = 23,8%
Getafe: cento diviso 6,00 = 16,7%
Somma: 114,6%.
Fermati un attimo su questo numero, perché è assurdo. Nella partita succede una di quelle tre cose: o vince il Real Madrid, o pareggiano, o vince il Getafe. Non ce n'è una quarta. Quindi le tre probabilità devono fare cento, per forza. Come la moneta: 50 più 50.
E invece fanno 114,6. Quel 14,6% di troppo non è un errore di calcolo e non è probabilità. È la fetta del bookmaker. Ha un nome tecnico, si chiama margine o overround, ma il nome non conta. Conta che è lì, su ogni partita e adesso lo sai vedere.
Come se lo prende, in pratica
Le probabilità vere, ripulite, sono 65% Real Madrid, 21% pari, 14% Getafe — e le quote eque sarebbero 1,55 - 4,80 - 6,90. Quelle che ti offrono: 1,35 - 4,20 - 6,00.
Guarda bene: sono tutte e tre più basse. Non ne ha alzata una per compensare. Le ha limate tutte, un pochino ciascuna, così non se ne accorge nessuno.
È la cosa da capire: il margine non è nascosto in una quota furba. È spalmato su tutte, sempre, in ogni mercato. Ti sembra sempre di ricevere un'offerta ragionevole e ogni volta stai lasciando lì la sua fetta.
Perché le quote si muovono
C'è una conseguenza che ti spiega una cosa che avrai visto mille volte senza capirla.
Al banco, in teoria, andrebbe bene incassare uguale sui tre esiti: paga il vincitore, si tiene il margine, buonanotte. Ma nella realtà i soldi non arrivano mai in parti uguali — sulil Real Madrid ne arrivano valanghe e sul Getafe quattro spiccioli.
E allora lui che fa? Abbassa la quota del Real Madrid, per scoraggiare e alza quella del Getafe, per attirare. Non perché ha cambiato idea sulla partita: perché sta cercando di riequilibrare i soldi in cassa.
Tienilo a mente, perché ti evita un errore che fanno in tanti: una quota che si muove non vuol dire che qualcuno sa qualcosa. Il più delle volte vuol dire solo che la gente sta puntando tutta dalla stessa parte. Il banco non sta prevedendo, sta amministrando.
La cosa che dovresti fare e nessuno fa
Il margine non è uguale dappertutto. Cambia da bookmaker a bookmaker e cambia da mercato a mercato dentro lo stesso sito.
Sotto il 15% non ci vanno praticamente mai, perché hanno una baracca da mandare avanti: sedi, licenze, tasse, pubblicità, stipendi. Non sono una onlus. E sui mercati minori o sulle giocate esotiche del live si allarga ancora: 18, 20 per cento.
Vuol dire che la stessa identica giocata, sullo stesso identico evento, ti costa di più o di meno a seconda di dove la fai e su che mercato. E la maggior parte della gente non ha idea che questo sia un fattore.
Adesso hai il conto per misurarlo: somma le percentuali dei tre esiti. Se fa 115, il banco si prende il 15 — ed è il minimo sindacale. Se fa 122, si sta prendendo il 22 e tu stai giocando in salita prima ancora di cominciare.
Cosa ti porti a casa
Uno. Il bookmaker non guadagna quando perdi. Guadagna sempre, prendendosi una fetta su tutti.
Due. Le percentuali dei tre esiti sommate fanno più di 100. Quello che avanza è la sua fetta.
Tre. Le quote si muovono per bilanciare i soldi incassati, non perché qualcuno sa qualcosa.
Quattro. Meno margine c'è, meglio giochi. E si misura in dieci secondi.
Nella prossima e ultima lezione delle basi facciamo il passo finale: togliere il margine dalle quote e tirare fuori cosa pensa davvero il bookmaker, ripulito. Perché quel 74% del Real Madrid non è la sua opinione vera — è la sua opinione più la sua fetta. E le due cose vanno separate.
Usa il cervello.
Il banco non fa il tifo contro di te: si prende una fetta comunque vada, spalmata su tutte le quote.
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